Tre settimane in Myanmar non sono abbastanza per scoprire questo paese ancora quasi vergine al turismo. Ed è questo che lo rende così affascinante. Così come rende i birmani così curiosi di conoscere lo straniero, in un modo così spontaneo, genuino e disinteressato che quasi fa commuovere. Questo è ciò che di più bello ci portiamo dietro dal Myanmar: le persone. I loro sorrisi, i loro saluti, la loro cordialità, la voglia di conoscerci e di interagire nonostante le barriere linguistiche.

Certo, da “occidentali” ad alcune cose si fa fatica ad abituarsi: per esempio agli standard igienici piuttosto bassi e alla poca consapevolezza e cura dell’ambiente. Purtroppo si vedono quasi ovunque fiumi e montagne di spazzatura e plastica, e lo smog nelle città, così come l’inquinamento acustico e le puzze nauseabonde, a volte sono davvero pesanti e ti fanno tornare a casa con un senso di sporcizia profonda, sia interna che esterna.

Del Myanmar comunque ci rimarranno anche tante altre cose: dai bellissimi ed elegantissimi vestiti delle donne (che ho l’impressione abbiamo fotografato troppo poco) e il loro trucco giallo di Thanakha sulle guance al classico longyi (una specie di pareo annodato in modo da formare una gonna lunga) usato da uomini di tutte le età. I denti rossi degli uomini dovuti al loro continuo masticare di una foglia con una noce rossastra dentro, che sputano costantemente a terra (e infatti per terra ci sono dappertutto macchie rosse). I capelli rossi, biondi, fucsia, blu dei ragazzi ma anche di bambini, che crea un contrasto davvero interessante tra tradizione e modernità, insieme al costante uso dei telefonini (stanno sempre su Facebook!). I selfies, tanti tanti selfies: come scritto nei precedenti post, ci è stato richiesto così tante volte di farci foto insieme a loro che probabilmente i nostri volti saranno ormai diffusissimi nei social birmani. Le sale da thè, semplici posticini dove gli uomini si riuniscono per bere thè, caffè o birra. I rumorosi ristorantini birmani, che offrono ottimi e oleosi piatti per la maggior parte a base di riso e carne, e dove è altamente sconsigliato dare uno sguardo alle cucine! I favolosi, enormi e coloratissimi mercati. I palazzi decadenti e i marciapiedi (quando ci sono) con burroni così alti che se non guardi dove cammini rischi di morire. I meravigliosi paesaggi montani. Ma soprattutto i templi e le pagode, e le innumerevoli statue del Buddha (con le immancabili luci a LED effetto albero di natale) posizionate in ogni dove e di qualsiasi dimensione, dal mini-santuario presente in ogni macchina alle immense statue che quasi non ne vedi la fine.

Questo e tanto altro è il Myanmar…

 

Three weeks in Myanmar are not enough to discover this country, which is still almost virgin in respect to tourism. And that’s what makes it so fascinating and the Burmese so curious to know the stranger in such a spontaneous, genuine and disinterested way that almost moves you. This is the most beautiful thing we take with us from Myanmar: the people. Their smiles, their greetings, their cordiality, the desire to get to know us and interact despite the language barriers.

Of course, coming from the “Western side of the world” there are some things it is difficult to get used to: for example, the low hygiene standards and the lack of awareness and care for the environment. Unfortunately, almost everywhere you see rivers and mountains of rubbish and plastic, and the smog in the cities, as well as acoustic pollution and nauseous smells, sometimes are really heavy to tolerate and make you go home with a deep sense of dirt, both internally and externally.

Of Myanmar, however, there are many other things we will take with us: from the beautiful and elegant women’s clothing (which I have the impression we photographed too little) and their yellow Thanakha make-up on cheeks, to the classic longyi (a sort of sarong knotted to form a long skirt) used by men of all ages. The red teeth of men, due to their continuous chewing of a leaf with a reddish nut inside, spitting constantly on the ground (and in fact on the ground there are red spots everywhere). The red, blond, fuchsia, blue hair of boys, but also children, which creates a really interesting contrast between tradition and modernity, along with the constant use of smart phones (they are always on Facebook!). The selfies, so many selfies: As we wrote in the previous posts, we have been asked so many times to take photos with them that probably our faces will now be widespread in all Burmese social platforms. The tea rooms, simple places where men gather to drink tea, coffee or beer. The noisy Burmese restaurants, which offer great and oily dishes mostly based on rice and meat, and where it is highly advised NOT to take a look at the kitchens! The fabulous, huge and colourful markets. The decadent palaces and the sidewalks (when there are any) with such high ravines that you risk your life if you do not look at where you are going. The wonderful mountain landscapes. But above all, the temples and pagodas, and the countless Buddha statues (with inevitable Christmas-tree-style LED lights) positioned everywhere and in all sizes, from the mini-sanctuaries present in each car to the enormous statues that you almost can’t see the end.

This and much more is Myanmar …